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D-Dimero. Correlazione con il rischio di ipercoagulabilità

La coagulazione del sangue è un meccanismo di difesa essenziale, ma quando si attiva in modo inappropriato può portare a eventi trombotici potenzialmente letali. In questo contesto, il D-Dimero emerge come biomarcatore chiave. Prodotto finale della degradazione della fibrina stabilizzata, il D-Dimero è un indicatore indiretto dell’attivazione del sistema emostatico e fibrinolitico.
Negli ultimi anni, l’interesse clinico verso questo parametro è cresciuto enormemente, soprattutto durante la pandemia da SARS-CoV-2, dove si è rivelato utile per rilevare eventuali complicanze trombotiche nei pazienti infetti.

D-Dimero. Correlazione con il rischio di ipercoagulabilità

13/02/2026

Scritto da: Ing. Brattoli Luca, Marketing scientific manager


D-Dimero: cosa indica davvero?

Il D-Dimero è una piccola proteina derivata dalla degradazione della fibrina stabilizzata tramite la plasmina. Il suo dosaggio ematico riflette la presenza di trombosi in atto o risolta di recente, ma non ne identifica la sede.

Le condizioni che causano l’aumento del D-Dimero includono:

  • Trombosi venosa profonda (TVP)
  • Embolia polmonare (EP)
  • Disseminazione intravascolare (DIC)
  • Neoplasie avanzate
  • Gravidanza
  • Interventi chirurgici recenti
  • Patologie cardiache: infarto miocardico e ischemia miocardica acuta
  • COVID-19 e infezioni sistemiche
Un livello elevato non conferma la presenza di trombosi, ma un livello normale in pazienti a basso rischio ha un valore predittivo negativo molto elevato.


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D-Dimero e rischio trombotico: oltre la diagnosi

In ambito diagnostico, il D-Dimero trova impiego soprattutto nelle strategie “rule-out” per escludere trombosi venosa o embolia polmonare. In pazienti con bassa probabilità clinica, un D-Dimero normale consente di evitare indagini invasive come l’angio-TC o l’ecodoppler.
Inoltre, recenti linee guida hanno introdotto:

  • Cut-off adattati all’età: soglie aumentate per pazienti >50 anni (es. età x 10 ng/ml)
  • Stratificazione prognostica in pazienti oncologici o COVID-positivi
  • Monitoraggio terapeutico per valutare l’ottimale durata della terapia anticoagulante al fine di prevenire una recidiva trombotica.

Tecnologia laboratoristica e interpretazione clinica

Il dosaggio del D-Dimero può essere fatto utilizzando il metodo ELISA o i Metodi di agglutinazione quantitativi (fotometrico o immunoturbidimetrico) che garantiscono rapidità di risposta e affidabilità.

E’ preferibile dosare il D Dimero in un campione di sangue anticoagulato con 3.2% di sodio citrato.             
Sistemi automatizzati avanzati oggi consentono:

  • Refertazione in <30 minuti
  • Integrazione con sistemi LIS e triage automatici
  • Validazione basata su algoritmi clinici (Wells score, Geneva)

Nei laboratori supportati da strumenti intelligenti, il D-Dimero può essere immediatamente correlato con altri indici coagulativi, segnalando situazioni di rischio clinico.

Criticità e limiti del test

Uno dei problemi principali del dosaggio del D Dimero è la standardizzazione dei metodi utilizzati e quindi non è possibile comparare risultati ottenuti con metodi diversi. 


La Società Internazionale di Trombosi ed Emostasi (ISTH) non ha ancora dato indicazioni per la standardizzazione dei risultati del D Dimero sia per quanto riguarda l’unità di misura (ng/ml, mg/L, µg/L, ecc) sia per quanto riguarda l’espressione in DDU (D-Dimer Units) o FEU (Fibrinogen Equivalent Units). 

1 FEU corrisponde a 2 DDU.  

Questa informazione è importante da considerare perché corrisponde a due cutoff diversi

< a 250ng/ml per DDU e < a 500ng/ml per FEU

Inoltre:
Nonostante l’alta sensibilità (>95%), il D-Dimero ha una bassa specificità, risultando spesso elevato in patologie non trombotiche. Ciò può generare falsi positivi e richieste inappropriate di imaging.

  • L’età e lo stato infiammatorio alterano i livelli basali
  • L’interpretazione deve sempre avvenire in correlazione clinici


Evidenze scientifiche recenti

  1. L’ESC 2019 sottolinea l’uso del D-Dimero combinato con score clinici per ridurre l’uso eccessivo di imaging [1].
  2. Uno studio multicentrico del NEJM (2020) ha confermato il valore predittivo del D-Dimero >1000 ng/mL per complicanze in pazienti COVID-19 [2].
  3. La linea guida NICE (2021) raccomanda l’uso del D-Dimero in pazienti con sospetta EP e probabilità clinica bassa o intermedia [3].
  4. L’impiego in oncologia è oggetto di studio: alti livelli pretrattamento correlano con peggiore prognosi in alcuni tumori solidi [4].

Conclusioni

Il D-Dimero è un alleato prezioso nella valutazione del rischio trombotico, purché il suo valore venga interpretato nel giusto contesto clinico e laboratoristico. L’utilizzo di cut-off età-specifici e strumenti diagnostici integrati migliora la precisione e riduce il ricorso ad gli esami superflui.

Nell’era della medicina personalizzata, il laboratorio ha un ruolo cruciale: fornire dati in tempi rapidi, affidabili e contestualizzati. Quando si ha il sospetto di un possibile evento trombotico il D-Dimero resta una spia d’allarme da dover ascoltare.

Bibliografia

  1. Konstantinides SV et al. 2019 ESC Guidelines for the diagnosis and management of acute pulmonary embolism. Eur Heart J. 2020;41(4):543–603.
  2. Zhou F et al. Clinical course and risk factors for mortality of adult inpatients with COVID-19 in Wuhan, China. Lancet. 2020;395(10229):1054–62.
  3. National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Pulmonary embolism: diagnosis and management. NICE Guideline [NG158]; 2020.
  4. Ay C, Pabinger I. D-dimer and cancer: old marker, new target. Thromb Res. 2020;191:S63–S67.
  5. Longstaff C et al. Standardization of D-dimer measurements: current status and future needs. J Thromb Haemost. 2021;19(6):1459–1466.